Unione Europea verso mutamenti istituzionali?

2020-06-03T16:29:25+00:00 Di |Categorie: 01-2020, 2020, Saggi|

  A fronte del neoisolazionismo degli Usa, della politica filorussa della Turchia e delle migrazioni dalla Libia si è posta l’ipotesi di mutamenti istituzionali dell’Ue, non escluso il ricorso a forze armate comuni, tornando a ruoli internazionali dell’inizio dello scorso secolo. Contro il lamentato declino dell’Europa e del mondo liberale del secondo dopoguerra tali mutamenti istituzionali pongono impegni per la tutela dei valori dell’Europa stessa e il contrasto alle migrazioni come soluzione dei problemi dei paesi in via di sviluppo.

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Unione Europea verso mutamenti istituzionali?

Romano Bettini

Sommario:1- Migrazioni di massa alle frontiere del mito Europa. 2- La questione esercito comune dell’Ue come strumento di sicurezza e garanzia di diritti. 3- La conferenza sul futuro dell’Ue. 4-Declino dell’Europa? 4.1 Declino dell’ordine liberale nel mondo nato alla fine della seconda guerra mondiale? 5-Politica neoisolazionista degli Usa e brexit inglese. Verso la riattivazione del ruolo internazionale europeo attraverso mutamenti istituzionali dell’Ue? 6-Diritto e istituzioni tra virtualità e realtà. 7-Patrimoni dell’umanità, meriti dell’occidente e ruolo futuro delle sue società e dei suoi stati. La ripresa europea.

1. Le discussioni sulle migrazioni africane verso l’Europa all’inizio del XX secolo hanno riaperto quelle sul ruolo della stessa, in un momento in cui non solo è in difficoltà a fronte di dette migrazioni[286], ma anche anche di fronte a quello posto alla Nato dalla politica di Trump relativa al militarmente più importante membro della Nato dopo gli Usa, la Turchia stato invasore della Siria.

Un primo punto critico al riguardo è quello della gestione delle migrazioni quotidiane verso l’Europa e della esternalizzzazione delle sue frontiere con paesi africani, dato che la convenzione di Ginevra non chiarisce se i rifugiati di tutto il mondo abbiamo diritto ad asilo nella sola Ue; un secondo è quello del ruolo nella Nato di cui fa parte, con Trump alla presidenza degli Usa e dopo gli eventi autocratici e invasori occorsi in Turchia, da considerarsi con attenzione per quanto riguarda l’acquisto di armi russe da parte di questa; un terzo è quello delle forze armate europee nel loro ruolo geopolitico attuale[287], un quarto è quello della uscita dell’Inghilterra dall’Unione; un quinto è quello della sua identità e configurazione a fronte dei mutamenti interni ed esterni in atto rispetto agli anni della sua istituzione.

Ma le sue difficoltà interne, tra i suoi membri, pongono i maggiori interrogativi sul suo futuro, compresa la sua sicurezza , per la lentezza[288] e inadeguatezza delle sue politiche. Insomma una Unione internamente debole e non consolidata dagli anni della sua istituzione (anni 50).

Lo stallo normativo e gestionale dell’Ue in tema di immigrazioni è uno dei motivi riconosciuti come sfida base (assieme a quello economico ed a quello della difesa comune) del suo prospettato mutamento strutturale in senso sia interno[289], per un rapporto più democraticamente coinvolgente gli stati membri e i loro cittadini, che internazionale, ricorrendo ad un esercito comune.

Certamente il primo mutamento, interno, appare come il più difficile, dovendo convincere in senso antisovranista gli elettori, e sarebbe storico per un suo destino federale. Il secondo sarebbe rilevante per il suo ruolo geopolitico, pur considerato di potenziale superpotenza290, rispetto alle grandi potenze (tra cui gli Usa, oggi preoccupanti per i loro dazi antieuropei), e conseguentemente nei suoi rapporti con gli stati di provenienza dei migranti verso i suoi confini (vedi le difficoltà attuali di rimpatrio degli irregolari o la minaccia turca di non trattenere migranti curdi e prigionieri dell’Isis).

Ma vediamo di avviare qualche approfondimento su qualcuno dei punti indicati

2. La questione dell’esercito comune dell’Unione[291], che dovrebbe superare i contrasti delle diverse politiche militari dei singoli membri, è riapparsa nel 2019 con la la bocciatura da parte della Corte dei Conti europea della proposta della Commissione europea di aumentare di 22 volte la spesa militare. La Corte ha osservato fra l’altro che la spesa è istituzionalmente di competenza dei singoli stati[292]; ma si è riaccesa ancora nello stesso anno con la citata intervista di Macron all’ ”Economist” in cui lamenta l’assenza di una politica di difesa comune europea a fronte della crisi della Nato e delle divergenze dell’Ue con gli Usa su temi scottanti di politica internazionale, riscaldamento climatico, proliferazione nucleare, invasione turca della Siria, tensioni commerciali; cui son seguiti commenti evidenzianti che la Russia gioca sulla sua forza militare pur avendo un Pil vicino a quello italiano e pari a un settimo di quello dell’Ue, mentre la Turchia è divenuta potenza regionale con un Pil che è poco più della metà di quello russo[293].

Insomma la disponibilità della forza militare appare per l’Europa strumento di sicurezza e garanzia di diritti economicamente sostenibile[294]; strumento per la cui disponibilità è necessario un mutamento istituzionale, che la renderebbe autonoma rispetto agli Usa e quindi capace di muoversi geopoliticamente senza dipendere, atlantisticamente, com’è tuttora, da essi e pur rimanendo nella Nato, oggi alle prese con la politica filorussa di Erdogan ed i suoi acquisti di missili antiaerei russi[295]. Non a caso il presidente francese Macron ha parlato nel dicembre 2019 di Nato “senza materia cerebrale”.

Ma non si può pensare che l’Ue intenda il suo esercito per invadere paesi altrui alla maniera di Erdogan o a quella di von Clausewitz secondo cui la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. I risultati della prossima Conferenza sul futuro dell’Europa ci dovrebbero dare una risposta in merito.

Al riguardo al momento è comunque significativa l’assegnazione al’Ue nel 2012 del premio Nobel per la pace, oltre al pacifismo nato dagli orrori della prima e della seconda guerra mondiale dei suoi padri fondatori. E il suo essere sede della Corte di giustizia dell’Unione e della Corte europea dei diritti umani della stessa.

3. Il 2020 potrebbe esere un anno determinante per trovare nuovi equilibri nel processo d’integrazione europea dato il lancio della proposta di convocare una grande Conferenza sul futuro dell’Europa. L’idea non è nuova, dato che riprende esplicitamente la proposta lanciata da Macron e ripresa prima dalla Commissione Juncker e poi dalla sua nuova Presidente Ursula von der Leyen.

L’intento sarebbe di aprire il più possibile il dibattito, acquisendo le opinioni di un gran numero di cittadini europei anche su diversi aspetti di importanti politiche comuni. Nelle linee guida de “Il mio programma per l’Europa” della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si legge che:

  •  la Conferenza inizierà nel 2020 e terminerà in due anni, presumibilmente a ridosso delle elezioni presidenziali in Francia;
  • il mandato della Conferenza verrà definito e proposto da un atto interistituzionale di comune accordo tra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo (e un membro di quest’ultimo dovrebbe presiedere la cabina di regia della Conferenza);
  • potranno essere riformati i trattati se verrà richiesto dalla maggior parte dei partecipanti e/o se sarà reso necessario per rendere operativi i risultati emersi dalla Conferenza;
  • Il coinvolgimento nei lavori sarà paritario tra i due soggetti protagonisti della Conferenza: le Istituzioni (europee, nazionali e locali) e la società civile, in quanto sincera espressione delle forme organizzate della volontà dei cittadini, dando particolare rilievo all’opinione dei giovani[296].

Si può ipotizzare che si vada verso un compattamento federale dell’Ue Che legittimerà un esercito comune? Che registrerà uno stato di crisi dell’Ue? Vedremo. Ma sembrerebbe cosa difficile. Gli Usa raggruppano ab initio più stati ma senza una loro storia autonoma. Nascono come repubblica federale monolingue. Invece l’Ue raggruppa una pluralità di stati nazionali con secoli di storia ciascuno e lingue diverse, tra cui non compaiono segni di decisa disponibilità al superamento in senso federale delle attuali sovranità nazionali, anche se taluno parla , come visto, di Ue come potenziale superpotenza.

4. In attesa di mutamenti significativi del quadro delineato andrebbe evitato comunque di adottare come criteri di valutazione dell’Europa solo quelli geopolitici ed economici recenti, ricorrendo invece soprattutto agli apporti europei nelle scienze, nelle arti, nella tecnologia e nei modi democratici di fare politica, ed evidenziando lanecessità di garantire e diffondere le condizioni valoriali, non trascurando quelli cristiani297, delle loro società che hanno favorito quegli apporti.
Così sembra non accettabile ritenere l’Europa in declino per recenti interrogativi politici ed economici. Come è inaccettabile la tesi di O.Spengler per cui sarebbe in declino perché ogni civiltà invecchia naturalmente; è crollata, con la fine dell’Urss, quella di S. e B.Webb di una nuova alternativa civiltà in Russia; ed è contraddetta dalla storia quella di S.Huntington secondo cui la civiltà europea sarebbe esposta allo scontro con quella islamica, dato che quest’ultima lo scontro l’ha perso da secoli.
Rimangono in piedi solo le sue difficoltà economiche, interrogativi riguardanti la Nato e la Turchia, il neoisolazionismo del presidente degli Usa Trump.
Ma non sono oggetto di competizioni e sfide i suoi meriti scientifici, culturali e tecnologici del passato e del presente, ispiranti quelli recenti degli Usa nel quadro di un comune modello occidentale di civiltà.
E’ comunque da distinguere Europa come insieme di nazioni europee con storia pluricentenaria e risalente all’impero romano, da Unione europea nata nel 1957, e quest’ultima in evoluzione nella sua struttura istituzionale e nelle sue politiche.
L’unico declino ipotizzabile è quello dell’attuale Mito Europa per i migranti africani, non piu mitologica regina di Creta amata da Zeus ma loro modello di benessere; declino auspicabile per un loro abbandono degli esodi dolorosi attuali a favore dell’impegno per lo sviluppo dei loro paesi, ispirato all’Europa come modello.
Parlare di ascesa e declino dell’Europa [298] è certamente legittimo e interessante intendendo l’ Europa come i suoi stati nazionali in termini geopolitici, con le loro implicazioni di politica internazionale relative ad anni inquinati di colonialismi e conflittualità storicamente tutt’altro che nuove per tali stati. Ben altre problematiche estranee a nascite e declini dell’Europa apparirebbero se il discorso fosse senza limiti storici e senza restrizione a variabili economiche, politiche e giuridiche , ma con riferimento al ruolo complessivo dell’occidente fino ad oggi.

4.1 Sembra non essere in crisi il diritto proposto dall’Europa e ispirante la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, anche se l’effettività di questi lascia a desiderare, come dimostrato dai rapporti sulle loro violazioni registrate da istituzioni che si occupano di tutela dei diritti stessi, da Amnesty International ad Aiuti per la Chiesa che soffre.

La pubblicistica recente soprattutto politologica propone la discussione di contributi che lamentano il declino dell’ordine liberale nel mondo[299].E’ una discussione (non è troppo presto?) che prende di mira tale ordine, che sarebbe stato concepito dopo la seconda guerra mondiale con leadership statunitense, ora ritenuto in crisi per una diffusa divaricazione tra democrazia e liberalismo e il defilarsi degli Usa da tale leadership, il caos mediorientale, la necessità di un governo della globalizzazione, tentennamenti dell’Ue che esprimeva eccellentemente quell’ordine, caduto talora, si ritiene, in democrazie illiberali.

Ma concludendo, secondo il citato rapporto Ispi, “quello in atto- al di là delle speculazioni analitiche sulla fine più o meno definitiva dell’ordine mondiale liberale basato sul libero mercato e sul primato dell’Occidente- è un impegnativo processo di ridefinizione dell’equilibrio di potere nel mondo, una fase di riassetto dei meccanismi di governance e degli attori titolati ad assumersi un ruolo”[300].

Mala tempora currunt. Certo. Ma questo tipo di approccio a questioni mondiali sembra dilatare i problemi posti dalla politica neoisolazionista di Trump (o trumpismo, come dice taluno), che in effetti è la novità che fa nascere interrogativi, al momento non sospinti da eventi di rilievo, e soprattutto non giuridici. Forse è meglio considerare le ragioni del previsto calo della crescita economica sia mondiale che di Usa, Cina, Eurozona[301].E impegnarsi per l’Ue.

5. Venendo meno (al momento) il ruolo egemonico degli Usa gli stati europei potrebbero riprendere il loro ruolo leader del 1918, ora quasi irrilevante globalmente, in anni di crisi economica e disordine migratorio in piena guerra dei dazi ed irrisolto caos del Medio Oriente?

Prendendo le mosse dall’efficienza attuale dell’Ue sul piano meno impegnativo, quello delle migrazioni verso l’Europa, è da prendere atto che finora sono state trattate in modi al limite del tragicomico, tra salvataggi di naufraghi, selettività ridotta dai rifugiati ad accettazione obbligatoria per la convenzione di Ginevra del 1951 e minore accettazione di migranti economici per scarsità di posti di lavoro. Ma le immigrazioni ed il loro rifiuto aumentano, con il risultato al 2018 degli oltre 600.000 irregolari non rimpatriabili presenti nel nostro paese, per limitarci all’Italia.

Non manca chi, some R. Simone, ritiene che l’Europa sia ancora impreparata o insensibile alla”grande migrazione”del 2014-2016, che ne minaccerebbe la scomparsa come civiltà di fronte al numero ed allo sviluppo demografico dei migranti specie musulmani302, aderendo alla previsione (non citata) dell’orientalista B.Lewis di una conquista islamica soft, con immigrazione e non con la spada, del continente, con risultati secondo i modi ipotizzati dal romanzo Soumission di M. Houellebecq. E ne evidenzia l’animus rivendicazionista a causa del passato “colonialismo depredatore”, che, c’è da obbiettare, è da dimostrare abbia depredato i paesi colonizzati di cultura, scienza e tecnologia, bloccandone uno sviluppo avviato sulla carta e secondo modelli occidentali.

Certo il quadro drammatico di una “grande migrazione”, catastrofico, non è realistico, dato che il numero dei migranti è al momento limitato e in diminuzione, e il ruolo culturale e geopolitico dell’islam è da secoli in declino, i suoi paesi straricchi non accolgono i migranti musulmani [303] e quindi privo di ragioni culturali per sostituire la civiltà nei territori europei in cui emigrano. Ma stando alle cronache delle difficili allocazioni nei paesi dell’Ue dopo gli sbarchi in Italia l’Unione mostra indubbiamente da anni inefficienze e ritardi inammissibili, favorevoli ad ulteriori migrazioni specie irregolari verso i suoi confini.

La cosa non si ferma qui. Erdogan esorta veementemente le donne turche immigrate in Germania a fare più figli per contrastare (proprio loro declassate in patria!) la politica occidentale tedesca, e minaccia di lasciare entrare 300.000 profughi curdi in Europa ora accolti a pagamento da parte dell’Ue in Turchia, membro della Nato: e una minaccia analoga proviene dal libico Sarraj. Si tratta di minacce che l’Europa subisce senza disponibilità di strumenti adeguati delle sue istituzioni per rassicurare le proprie società.

Speranze di cambio di rotta vengono dal piano di indire nel 2020 una grande Conferenza sul futuro dell’Europa. idea lanciata come visto da Macron e ripresa prima dalla Commissione Juncker e poi dalla sua nuova Presidente Ursula von der Leyen. con “Il mio programma per l’Europa” citato di quest’ultima, che prevede anche che possano essere riformati i trattati se verrà richiesto dalla maggior parte dei partecipanti o se sarà reso necessario per rendere operativi i risultati emersi dalla Conferenza;

Nello 2019 compare un’intervista di Macron all’”Economist” in cui lamenta l’assenza di una politica di difesa comune europea a fronte della crisi della Nato e delle divergenze dell’Ue con gli Usa su temi scottanti di politica internazionale, riscaldamento climatico, proliferazione nucleare, invasione turca della Siria, tensioni commerciali e regolazione delle multinazionali.

Si profilano così mutamenti istituzionali che potrebbero rinvigorire il ruolo dell’Ue per intervenire autonomamente rispetto agli Usa su questioni gravi che la coinvolgono direttamente.

Insomma,non appaiono argomenti per temere che immigrati a cultura di livello storicamente fermo ad altre epoche possa rimpiazzare il diritto consolidato e diffuso oltre le frontiere dei paesi ospitanti.

E’ il numero dei migranti in arrivo, più o meno regolari, che crea problemi di efficienza e sostenibilità nei paesi (europei) di destinazione; ma soprattutto di sviluppo nei paesi di provenienza non destinati fatalisticamente all’arresto del loro sviluppo o alla desertificazione, anche se a stati fragili e spesso corrotti nell’impiego dei fondi internazionali loro forniti. A tali paesi spetta l’attenzione maggiore, nel nome dell’umanità, di tutti i paesi, non solo europei, e delle autorità internazionali ancora anch’esse alle prese con i tentacoli delle multinazionali.

6. “Non siamo più nella cristianità” ha ammonito Papa Francesco nel dicembre del 2019. Ma fermo restando che siamo oggi cristiani che come tali non egemonizzano e non escludono, stando a molti fenomeni socio giuridici attuali si potrebbe anche dire che talora non siamo più neanche in stati di diritto se non sulla carta, le autorità internazionali si allontanano sempre più dalle certezze nella cui speranza erano nate, i migranti sono sempre più irregolari, gli aiuti internazionali affondano nella corruzione dei destinatari, le frontiere sono contestate, i diritti umani sono più reclamati che garantiti, abbondano le leggi manifesto[304] che si può dire siano a soddisfazione immediata per i legislatori ma a risultati virtuali, nella migliore delle ipotesi differiti, per la società, che perde quindi fiducia nella realtà pubblica e privata.

La virtualità sta minando la realtà etica e istituzionale? Le società si fanno sempre più “liquide” 305o ingovernabili?

Propenderei per una relativa ingovernabilità da connettersi alla diffusione della cultura a livello di massa e ad un’ elevata varietà delle sue proposte, per cui la libertà comune non dà necessariamente condivisione, e dà proposte ai governi che non trovano facile gestione politica.

Ma la relativa ingovernabilità e l’aumento del più frequente ricorso alle urne si accompagnano alla cessazione del ricorso a tragiche guerre. Né io né i miei figli siamo stati chiamati a combattere. Dal 1945 l’occidente non è più in guerra con sé stesso, e sembra mantenere un livello di sviluppo culturale da non temere sfide di altre civiltà, checché ne dica S.Huntington. Dal 2019 il trumpismo sembra riportare gli Usa ad un nuovo pacifico isolazionismo.

Insomma non siamo almeno più in una cristianità da storiche guerre infraconfessionali.

Questa la bozza di quadro internazionale che si profila all’inizio del XXI secolo, in cui non sembra esserci spazio per società liquide, ma solo speranza di non abbandonare quei principi che hanno ispirato la storia della civiltà occidentale, con slittamenti alla virtualità che non riguarda tutti i paesi europei e con la stessa intensità. Non a caso i migranti verso l’Europa preferiscono la Germania e la Svezia all’Italia e alla Spagna. Sul piano internazionale la Russia e la Cina non covano revanscismi ma elaborano modelli politici di origine occidentale e non asiatica e si attengono a competizioni commerciali anche se con carenze politiche in tema di libertà democratiche[306]. Ma non sono carenze radicali di diritti umani come nel caso degli stati islamici che negano diritti ai non musulmani e che hanno condotto l’India a fare altrettanto verso musulmani irregolarmente immigrati nei suoi confini[307].

Quest’ultimo caso propone un quadro non certo sereno come quello occidentale di oggi, quadro caratterizzato da una lenta affermazione dei diritti umani in India ora gravata dai suoi rapporti con il mondo mussulmano, ben noto per il suo disconoscimento sistematico di diritti a non musulmani negli “stati islamici” (vedi il vicino Pakistan). Si tratta di conflittualità interreligiose che non fanno ben sperare, specie considerando che in Asia meridionale risiede il 25% circa dei musulmani nel mondo, restii a convivere con gli indù, che tra l’altro hanno sperimentato la testimonianza demoratica e antiviolenza di Gandhi.

7. Dubito che essere moderni, mode a parte, abbia un senso diverso dall’essere occidentalizzati. Perché la modernità, l’attualità globalmente più sviluppata, è riconducibile poi sempre al diritto, alla cultura, alla tecnologia, alle scienze, all’industria, alle invenzioni, alle arti divenute patrimonio dell’umanità, dell’occidente; un occidente religiosamente intriso di tutt’altro che marginale cristianesimo.

Il patrimonio culturale accumulato in Europa dall’operosità umana e liberamente fruito senza confini non può non costituire l’indicatore più incontrovertibile del livello dello sviluppo globale che è principalmente quello occidentale. Quale il suo futuro e le relative condizioni?

Quest’ultimo è il punto. Quali le condizioni di questo successo storico? La filosofia, l’arte, il mare, la mitologia, il forte carattere dei cittadini, la democrazia della Grecia classica cui si è in buona parte ispirato il mondo romano, maestro di diritto e poi formalmente cristiano, mondo col tempo organizzato in nazioni politicamente vivaci, scopritrici dell’America, operose nelle arti, nelle tecnologie e nelle scienze. Il patrimonio ancora attuale messo a disposizione dell’umanità evidenzia impegno etico e secolare in cui il privato, sia laico che religioso, si è dialetticamente saldato con il pubblico.

Riflettere su tale patrimonio e tale saldatura sembra la strada coerente e impegnata di una ripresa, senza fermarsi sugli allori del passato, in questi anni di neoisolazionismo degli Usa, invadenza turca in Libia[308] e brexit dell’Inghilterra; ripresa cui sembrano accingersi i paesi dell’Unione europea.

“Non siamo più nella cristianità” appare come constatazione che tale ripresa non potrà non realizzarsi senza il coinvolgimento di una nuova cristianità, consapevole di aver conosciuto tempi bui e tempi gloriosi, tempi di dominio e tempi e luoghi di persecuzioni; una presenza storica permanente nell’avvicendarsi di sue testimonianze incancellabili e di derive ignobili da cui ha preso le distanze, indicando percorsi di speranza secondo una dottrina solida in un mondo definito da taluno oggi a modernità liquida.


286) Per gli interventi finanziari dell’Unione in Italia per le immigrazioni irregolari cfr, Lunaria, La spesa pubblica per il “contrasto all’immigrazione irregolare”, Roma, 2013 in https://www.dirittisociali.org/eventi-e-news/2013/05/costi-disumani–la-spesa-pubblica- per-il-“contrasto-dell’immigrazione-irregolare”.aspx.

287) Sul ruolo delle FA italiane cfr. J.Turri, Le Forze Armate come strumento geopolitico, in www.limesonline.com/cartaceo/le-forze- armate-come-strumento-geopolitico.

288) Per una informazione complessiva degli interventi normativi dell’Ue in tema di migrazioni vedi Camera dei Deputati, L’Agenda europea sulla migrazione, 4-9-2019. (https://www.camera.it/temiap/documentazione/temi/pdf/1105644.pdf?_1566573996938), che a p.3 cita autorità dell’Unione che lamentano lo “stallo circa l’iter legislativo della riforma del regolamento di Dublino”.

289) Cfr. la prefazione dei curatori M.Dassù, S.Marconi e R.Perissich al volume Europa sfida per l’ Italia. Luiss. Roma, 2017, p.10.

290) A. Macias, New Superpower, The European Union, Defense Technical Information Center, Washington. 1994; R. J. Guttman, Europe in the New Century: Visions of an Emerging Superpower, Lynne Rienner Publishers, Boulder (Co), 2001.

291) E’ del 1952 il tentativo di istituire una”Comunità europea di difesa comune” (CED).
Nel “Libro bianco sul futuro dell’Europa della Commissione europea” del 2017 sono prospettati 5 scenari in 2 dei quali compare l’esigenza di un’ “Unione europea della difesa”. (https://www.camera.it/temiap/documentazione/temi/pdf/1105575.pdf? _1572825200777).

292) Cfr. Corte dei Conti Europea, Difesa europea, 2019, che distingue tra autodifesa dei singoli stati e difesa collettiva. Quest’ultima garantita dalla Nato (p.4).

293) Cfr. R.Prodi, Il muro di Macron/ L’ostacolo della Francia alla difesa comune europea, in “Il Messaggero”.it, 24-11-2019.; V.Ferla, Difesa europea: perché Macron va preso sul serio. In http://www.libertaeguale,it/, 22-11-2019.

294) Anche se l’Inghilterra con il Brexit toglie all’Ue il suo supporto militare pari ad un quarto della spesa totale militare dell’Unione.

295) B.Bekdil, Turchia: un alleato di Putin nella Nato?, in https://it.gatestoneinstitute.org/13990/turchia-putin-nato. 1-4-2019.

296) Cfr. P.Acunzo. Cosa sappiamo della conferenza sul futuro dell’Europa, in https://www.eurobull.it/cosa-sappiamo-della-conferenza- sul-futuro-del-europa, 1-11-2019.

297) Vedi G.Quagliarello, il declino del’europa mell’età contemporanea. in
Errore. Riferimento a collegamento ipertestuale non valido.https://www.luiss.it/sites/www.luiss.it/files/quagliariello.pdf, 2006.

298)Cfr. E.Gentile. Ascesa e declino dell’Europa nel mondo (1898-1918), Garzanti, Milano, 2019.

299) Cfr. Rapporto Ispi 2019. Scenari globali e l’Italia, con il volume di A.Colombo, P.Magri, a cura di, La fine di un mondo. La deriva dell’ordine liberale, Edizioni LediPublishing, Milano, 2019.

300) Così G.Massolo, ibid, p.168.

301) Ibid,, p.126.

302) Cfr. R.Simone, L’ospite e il nemico, Garzanti, Milano, 2018.

303) Cfr. R.Bettini, Chi diffama l’islam, Armando, Roma, 2019.

304) Sono leggi che non hanno supporto operativo adeguato quando il legislatore presume che gli apparati amministrativi esistenti siano in grado di fronteggiare le incombenze di una nuova legge. Secondo il teorema della copertura organizzativo-amministrativa delle leggi o non l’applicheranno, o l’applicheranno in parte riducendo l’applicazione di quelle precedenti o non applicheranno queste ultime (R.Bettini, Sociologia del diritto positivo, FrancoAngeli, Milano, 1998. p.86 ss.).

305)Cfr.Z.Bauman, Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari, 2002. L’ opera non risulta suffragata da riferimenti empirici dato che il mondo occidentale non risulta liquido, specie nei paesi in cui ha vissuto l’A. (Polonia, Urss, Israele e Inghilterra) ; e non risultano a società liquide i paesi asiatici ed africani nella loro modernità reale o tendenziale.

306) Cfr.M.Wolf, Perché il sistema Lenin fallito in Russia ha ancora successo in Cina in https://www.ilsole24ore.com/art/perche-sistema- lenin-fallito-urss-ha-ancora-successo-in-cina-AElqjR1C.

307) Nonostante la costituzione prescriva l’eguaglianza dei cittadini di qualsiasi credo il governo indiano ha approvato una legge che dà la cittadinanza agli immigrati irregolari provenienti da Pakistan, Afganistan e Bangladesh residenti in India , esclusi quelli musulmani (cfr. http://247.libero.it/focus/49285909/0/attivisti-contro-la-legge-anti-musulmana-sulla-cittadinanza-distrugge-l-india/.

308) Libia: Serraj apre alle truppe turche, pronto all’accordo militare con Ankara , in http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/libia-serraj- truppe-turche-accordo-militare-ankara-52490966-eb8d-4623-8cd7-2fc93463a5f5.html, 20-12-2019.