C. Casini, La dimensione contemplativa nella difesa della vita umana, a cura di M.Casini Bandini, con Prefazione di G. Anzani e Postfazione di F. Ognibene, MPV, Roma 2019, 157 pp.

2020-06-03T16:28:30+00:00 Di |Categorie: 01-2020, 2020, Recensioni|
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C. Casini, La dimensione contemplativa nella difesa della vita umana, a cura di M.Casini Bandini, con Prefazione di G. Anzani e Postfazione di F. Ognibene, MPV, Roma 2019, 157 pp.

Claudio Sartea

La pubblicazione di questa antologia di scritti di Carlo Casini, Magistrato, Parlamentare inItalia ed in Europa, Presidente del Movimento per la Vita per numerosi e difficili anni, ha un sapore profetico. Non solo perché, come più volte il testo stesso ricorda, sin dalla Prefazione di Giuseppe Anzani, Carlo Casini è stato (anche) un profeta, sebbene la sua voce, come quella dell’antico profeta, sia stata spesso accolta dal deserto; ma ancor di più perché l’iniziativa ha avuto luogo pochi mesi prima del trapasso di questa figura chiave della bioetica attiva nel nostro Paese e nel nostro Continente. Un trapasso a suo modo, ed involontariamente, esemplare, accompagnato com’è stato dalla lenta ed inesorabile agonia di una malattia neurodegenerativa che non lascia scampo a nessuno: una malattia che ha fatto sperimentare a Carlo Casini, ed ai suoi cari che da vicino lo hanno accudito, prima fra tutti la Curatrice del libro, figlia ed attuale Presidente del MPV, la durezza ed il dolore della vita concreta, l’impervietà di decisioni eticamente e giuridicamente a lungo meditate nella teoria, o nella vita pratica di altre persone, e che in questi mesi di sofferenza hanno dovuto assaporare nella propria esperienza, nel modo più diretto, immediato e faticoso.

L’impegno di Carlo Casini per la difesa della vita nascente è talmente noto da essere quasi proverbiale: come succede per tutti, è stato forse dimenticato il suo lavoro come magistrato, o persino la sua generosa dedizione politica; ma nessun conoscitore della storia politica e culturale recente del nostro Paese ha perso memoria delle tante iniziative del Movimento per la Vita da lui presieduto, che hanno segnato la storia italiana nelle ultime quattro decadi. Ci ha lasciato un uomo importante, ci ha lasciato un testimone, ci ha lasciato un protagonista: questo lo sanno tutti. Grazie al presente volumetto, chi non lo sapeva apprende che ci ha lasciato anche un notevole teorico, un pensatore non di professione ma di destino, l’iniziatore di percorsi di riflessione originali e profondi, il fautore di un’integrazione tra spirito e prassi, tra dottrina e comportamento personale ed azione sociale e politica: un attivo contemplativo, dunque.

Proprio a questo fa riferimento il titolo scelto dalla Curatrice, titolo di non immediata comprensione: titolo dunque non commerciale né ad effetto, bensì ponderato, calibrato sul contenuto esatto che questa raccolta intende trasmettere ai lettori. Nel volume, giocoforza selettivo e compendioso, troviamo però tutte le ragioni che supportavano l’azione socioculturale e prima quella politica di Carlo Casini. Nel breve spazio di una scheda di segnalazione, possiamo soltanto sbalzarne alcune, senza ordine gerarchico né pretese di completezza: il libro è piccolo ma sufficientemente ampio per ospitare molti altri contenuti, molte altre chiavi di lettura, che ciascun potrà e saprà ricavare da sé.

1. Il principio fondamentale del volume, e così del pensiero di Casini, la scaturigine prima ed irrinunciabile della sua azione in difesa della vita, è quello dello “sguardo”. Ne reca traccia il titolo, che conferma così la propria esattezza: ma ne sono impregnati tutti gli argomenti cui ricorre l’autore. Citando il Cardinal Ratzinger, Casini scrive che “la cultura della vita nasce da uno sguardo. In effetti, il primo manifesto stampato dal Movimento per la Vita nel 1975 rappresentava un bambino dell’età di soli tre mesi dall’inizio della sua esistenza e recava una sola parola: ‘guardami!’” (p. 46). Come spiega più avanti, in un successivo contributo alla riflessione riportato nel volume, “la sfida non riguarda soltanto il soggetto osservato, riguarda soprattutto il soggetto osservante” (p. 96). Allo sguardo implorante del nascituro è dunque chiamato a rispondere lo sguardo dell’adulto: lo sguardo della madre che lo porta in grembo, che è lo sguardo primo; lo sguardo del padre, lo sguardo dei membri della famiglia, lo sguardo di tutti gli appartenenti alla comunità civile e religiosa cui è a qualunque titolo ascritta la nuova vita. E questo sguardo, come annota Casini, “è uno sguardo umano. Esso si distingue da quello degli animali, perché, al di là delle apparenze, vede l’essenza delle cose. […] L’uomo, oltre ai due occhi, dispone di una capacità profonda di vedere: la ragione” (p. 47). La ragione, che intus legit, sia con la strumentazione empirica delle scienze naturali sia con l’apparato concettuale delle discipline filosofiche, individua con relativa facilità l’essenziale, quell’invisibile agli occhi che costituisce ciononostante la struttura che porta il peso del senso: “Non basta difendere la vita con la biologia.

Bisogna scoprire il senso” (p. 108). “Non è forse irrazionale distogliere lo sguardo?”, si chiede dunque Casini: ed ecco attraverso quali giunture il suo impegno anche teoretico in difesa della vita nascente si rinsalda all’umanesimo. È la lettura positiva (in termini, ancora una volta, di “senso”), che conferisce tanto calore e tanta forza alle parole di Casini: come quando ricorre ad una metafora che ci risulta tanto cara e nostalgica in settimane di quarantena anche affettiva. “Oltre al coraggio, la gravidanza è il segno dell’amore intenso sull’umanità che manifesta il privilegio della donna: l’amore. La gravidanza è un lungo abbraccio tra madre e figlio” (p. 151).

2. Valore capitale non può che essere la difesa della vita fragile, vero principio fontale di ogni civiltà e di ogni umanesimo. Non ha dubbi l’autore nel vincolare strettamente tale valore con la civiltà stessa: “Distruggere la vita e la famiglia significa tout court cancellare dal cuore dell’uomo il senso del suo stesso vivere e trascinarlo nella disperazione” (p. 76). E nelle relazioni intersoggettive, autorizzare la violenza con l norme è sottrarre all’ordinamento giuridico la sua stessa base di legittimazione “Sebbene l’umanità abbia sempre dovuto convivere con la violenza, ha sempre cercato di contrastarla, impedirla, eliminarla. In questo senso vanno letti i più grandi progressi d civiltà. […] Nel caso dell’aborto, invece, è il contrario: i rappresentanti dei popoli, dopo aver lungamente pensato, hanno scritto che è lecito uccidere l’innocente!” (pp. 36 e s.) Dovremmo forse, per amor di quieto vivere sociale, per non far sentire giudicati e reietti coloro che già portano il peso dolente di una decisione abortiva, dimenticare il passato tacere? Replica Casini, con la franchezza argomentativa che gli abbiamo tante volte invidiato nei dibattiti e nelle pubbliche discussioni: “A volte il passato viene evocato con il linguaggio più duro, proprio perché il futuro sia diverso. Si pensi alle istituzionalizzate ‘giornate della memoria’. Ma la distruzione di embrioni umani non è un fatto che appartiene al passato: sta in mezzo a noi, è presente ovunque. Inoltre, ha caratteri specifici. Per liberare i prigionieri dei campi di sterminio nazisti e per impedire alla mafia di uccidere è legittimo ed è efficace l’uso della forza, ma per proteggere la vita di un piccolissimo essere umano nascosto nel seno di una donna, ed a lei di fatto totalmente affidato, non serve la guerra” (p. 128). La vita nascente, la gravidanza in difficoltà, devono rimanere o diventare una priorità giuridica e politica, per innumerevoli ragioni ma per una prima di tutte: “Com’è possibile, infatti, parlare di diritti umani , quando si viola questo diritto primigenio?” (p. 37).

3. L’importanza originaria della riflessione e del pensiero razionale non deve far dimenticare né porre in secondo piano l’urgenza e la priorità dell’azione. Le numerose campagne del Movimento per la Vita sotto la presidenza di Carlo Casini hanno mostrato al mondo il potere del coraggio unito all’immaginazione: in questo libro ne possiamo anche saggiare il retroterra teorico. Casini è spinto all’azione meno da un’esaltazione che alcuni etichettano banalmente pro life che dalla profondità delle sue convinzioni, filosofiche e giuridiche prima ancora che religiose o confessionali. “Il coraggio non è follia, né ignoranza. Il coraggio ha bisogno di una motivazione forte ed insuperabile. È un figlio, è un essere umano, è uno di noi: questa è la motivazione” (p. 129). Uno di noi, One of Us: ecco la matrice di pensiero dell’importante campagna dei Movimenti per la Vita europei, nota sia per la sua vasta portata (la raccolta di più di due milioni di firme per una mozione al Parlamento dell’Unione in riconoscimento della natura di essere umano dell’embrione), sia per la sua fredda accoglienza nelle sedi istituzionali, che hanno così dovuto gettare la maschera della loro ambiguità e mostrare il volto più inquietante, quello dell’indifferenza neutralizzatrice. Come promotore ed organizzatore, Casini “distingue tra cultura e servizi. Vorrei dire che la cultura è già servizio. Lo ‘sguardo’ è già difesa concreta della vita” (p. 51). Formidabile, e tanto apprezzata, la capacità organizzativa e la fantasia creativa di Casini: capace di aggiornarsi ed adattarsi a scenari evolutivi, ma mai cedevole alla tentazione di rassegnarsi o accontentarsi. “L’uso del diritto penale per difendere la vita nascente è oggi rinunciabile. Ma non è rinunciabile l’impegno dello Stato a solidarizzare in altro modo con il diritto alla vita fin dal concepimento. […] È il tema dei consultori familiari e della valorizzazione di ogni altra struttura, anche privata, a servizio della vita nascente. Un ripensamento globale è urgente per costruire un servizio alla vita che sia univoco, trasparente, annunciatore del suo valore, che coordini tutte le possibilità di sostegno alla madre e alla famiglia e che perciò non abbia alcuna contaminazione con le procedure abortive, ma anzi sia ad esse radicalmente alternativo per struttura, controlli, dipendenze, metodologia” (pp. 56 e s.).

4. La difesa della vita è un valore laico. Di questo Casini era profondamente convinto: e, come si evince chiaramente da tante pagine di questo libro, le motivazioni su cui supportava questa convinzione erano profondamente radicate in lui. Lo sguardo che conclude a favore del senso di ogni essere umano è primariamente uno sguardo razionale, che anche al di là delle numerose e crescenti conferme della biologia e della genetica, intravvede se libero da pregiudizi ed interessi quel che davvero soggiace nel nascituro in qualunque fase del suo sviluppo prenatale (ivi inclusa, se è stato concepito fuori dal corpo femminile, la fase della vita in provetta, che certo non depriva di senso la sua esistenza, né lo offre alla manipolazione biotecnologica come se la procedura che lo ha portato al mondo compromettesse la sua dignità umana). Insistente e suggestivo il richiamo alla dimensione (innegabile) di meraviglia della vita umana nell’insieme delle meraviglie create: “Ogni volto (e quindi ogni scintilla di vita che comincia) ha dietro di sé tutte le vicende del mondo, è segnato dalla fatica di miliardi di anni di evoluzione della natura” (p. 66). Ed il fatto mai sufficientemente meditato che essa scaturisca da un amplesso, dall’unione di due persone, dalla nascita di una famiglia, lo iscrive nel paradigma della relazione costruttiva, in quella struttura che è chiamata ad essere l’antitesi più energica alla violenza che separa e distrugge: “La famiglia come principale segno naturale – inscritto cioè nella quotidianità, sperimentabile da tutti – dell’amore gratuito, della speranza di un destino di bene per l’uomo, della ragionevolezza dell’ipotesi che dà un senso positivo al creato e alla vita dell’uomo che ne è il culmine, come promessa che l’Autore dell’universo ha qualcosa a che vedere con l’amore, con ciò che dà gioia” (p. 70).

5. L’apertura e lo stimolo della fede, anche nei tempi bui, sono la linfa dell’azione e del pensiero in difesa della vita nascente. Dall’ultimo brano citato nel punto precedente si evince chiaramente la coerente continuità del pensiero di Casini come riflessione razionale illuminata con la sua mai celata fede cattolica. La vita dell’autore (e la sua azione, che si è conclusa praticamente con la vita stessa, visto che Carlo Casini ha lavorato e riflettuto praticamente fino alla fine, nonostante la progressiva diminuzione delle capacità operative), ha dovuto sopportare tenebre fitte ed anzi le ha toccato affrontare una situazione nazionale ed internazionale sempre più problematica, di assedio alla vita nascente sfidata da tutte le parti. Vi è stato persino l’arruolamento del pensiero femminile, come egli annota verso la fine del volumetto con un richiamo del tutto pertinente ed interessante al contributo del primo, rudimentale femminismo filosofico alla strategia abortista, confusa con quella paritaria ed invece fatalmente inconsapevole che “la donna può partorire e l’uomo no, perciò la corsa della donna per raggiungere l’uguaglianza tra uomo e donna ha cancellato il suo privilegio” (p. 152). In genere, tutte le iniziative del MPV e dunque di Casini si sono svolte in scenari nettamente sfavorevoli e di per sé caratterizzati dalla negatività di decisioni tragiche, talvolta dolorose talaltra spensierate e tanto più sconcertanti. Ma niente ha potuto arrestare e nemmeno rallentare l’azione di questo intrepido paladino della vita nascente, e l’enormità del Moby Dick contro cui la lottato tutta la vita, la sua sensazionale capacità di irretire le coscienze dei singoli e dei legislatori, e la diffusione a macchia d’olio delle sue menzogne nell’oceano del mondo intero, non è riuscita ad avere la meglio sull’indomita convinzione di Casini. È intuitivo collegare questa constatazione, la forza e saldezza di questa determinazione operativa, ad un radicamento della dottrina che lo sosteneva in terreni trascendenti: ed è proprio dalla sua fede che Casini ha tratto la linfa e la forza che in questo libro tralucono, come del resto nelle sue pagine è evidente, con profondità e quasi commozione. Non è questo il luogo di una ricognizione accurata di questo aspetto, ma non era possibile, né sarebbe stato corretto, sottacerlo. In conclusione, va riconosciuto con gratitudine a Marina Casini il merito di un lavoro svolto non solo con devozione filiale, ma anche con rigore e metodo culturale e scientifico, che offre al grande pubblico brani meritevoli di riflessione e di sicuro riferimento sia teoretico, con numerose intuizioni da meditare ed approfondire, sia operativo, per coloro – ed in fondo siamo tutti – che sono accomunati dall’impegno a difendere l’umanità: tutto l’uomo e tutti gli uomini. Con parole di Casini possiamo allora così concludere: “Non è possibile esistere se non come figlio. La mia lettura è diventata lo ‘sguardo contemplativo’ sull’uomo, nel momento in cui non ha altro che l’esistenza” (p. 90).